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A caratterizzare la mostra Immateriale mutevole di Paolo Radi è innanzitutto l’atmosfera luminosa e rarefatta che le opere conferiscono allo spazio di galleria.

Il lavoro dell’artista romano, fra pittura e scultura, interagisce infatti con la luce ambientale creando un ordine sospeso tra visibile e invisibile, tra corporeo e incorporeo.

Nel concepire il lavoro, Paolo Radi parte dalla percezione dello spazio vuoto conferendogli plasticità per mezzo di particolari costruzioni sottostanti “la pelle” dell’opera. La scultura in altorilievo, celata da una lastra sottile in pvc, si trasforma con l’impiego di colori luminescenti in illusione ottica. Luce, colore e forma concorrono così alla creazione di un contesto nuovo senza il peso della scultura o il colore della pittura ma con la suggestiva reminiscenza di quel mondo.

Come risultato, a contatto con la luce le opere producono una serie di effetti mutevoli che variano a seconda del punto di vista dell’osservatore. La delicata modulazione dei piani luminosi e la sinuosità delle forme, in un alternarsi di pieni e di vuoti, si dilatano di conseguenza in una dimensione spazio-temporale personale.

La mostra, che presenta quindici opere ed un corpus di sei tecniche miste su carta, è accompagnata dal catalogo con testo di Nadia Marconi.

 

7 novembre 2008 - 10 gennaio 2009

DEU

 

Die Arbeiten von Paolo Radi werden von einer Poetik charakterisiert, die ständig zwischen Körperlichem und Körperlosem, Sichtbarem und Unsichtbarem, Beschwörung und Verschwinden schwebt.

Die Werke erscheinen als Ausdruckseinheiten, obwohl sie ihre eigene Identität aus einer Arbeitsart schöpfen, die getrennte Phasen und Verfahren vorsieht:

von der Schaffung eines Körpers mit Volumen bis zur „Haut“ die ihn enthalten wird. So verleihen auch die dazu verwendeten Materialien dem Werk eine bedeutungsvolle Aura, das Holz fuer das Hochrelief, das modelliert anspielende offene und gebogenen Profile annimmt, das Plexiglas, das die Intuition der Tiefe erzeugt.

 

Es handelt sich um eine „Barocke Dynamik“, die alle Teile zu einem ganzen zusammenfuegen will, bei der Licht, Farbe und Form zur Schaffung eines einheitlchen System zusammenwirken, um einen neuen Kontext ohne das Gewicht der Skulptur oder die Farbe der Malerei, aber mit der suggestiven Erinnerung an diese Welt hervorzubringen.

 

Der römische Künstler scheint dem Chaos des Existierenden eine geometrische Ordnung auferlegen zu wollen.

Er stellt Gleichgewichte, Proportionen, Akkorde her, in denen die Biegungen wiederholt werden und eine schwebende Ordnung erreichen;das Licht ist in diesem Fall diffus und weitet die Wahrnehmung in Richtung unbestimmter raumlicher Verzweigungen aus; das Auge verliert sich in der Materie, deren Umrisse die PVC-Haut verschwimmen lässt.