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L’opera appositamante creata da Marco Tirelli per la galleria Antonella Cattani contemporary art è un “ contemporaneo studiolo”, in cui tradizione e storia dell’arte si mescolano alla sensibilità contemporanea di comprendere il mondo in maniera mai assoluta, ma sempre grazie a rimandi, echi e specchi.

L’ambiente della galleria rivestito di un unico colore si presenta come una scatola magica, in cui galleggiano i disegni a carbone e le tempere a guazzo. Lo sfondo rosso è spazio fisico, ma anche mentale, le opere che vi sono inserite “portano fuori” concretamente e metaforicamente il mondo dell’artista. Marco Tirelli concepisce il suo intervento come un autoritratto, in cui si mescolano forme fisiche e mentali, proprio come avveniva negli studioli dell’Umanesimo.

 

Gli studioli dei vari principi rinascimentali si sono gradualmente configurati come luoghi della mente, in cui avveniva una sorta di transfert tra gli oggetti esposti alle pareti e la persona che occupava consuetamente lo spazio al loro interno. Tutto aveva il carattere di creazione personalissima, in cui alcuni oggetti accuratamente scelti erano prima di tutto portatori di un ”concetto”.

Dagli oggetti disposti sulle pareti dello studio procedeva l’identificazione di chi lo frequentava: sul carattere strettamente personale, diretto, che si instaurava tra il fruitore protagonista e lo studio-lo si gioca anche l’ambiguità concettuale messa in atto da Marco Tirelli.

Sulle pareti che accolgono le opere si realizza un luogo-immagine privo di un centro: ogni lavoro rinvia ad un altro e si modifica nella visione del successivo.

 

Le geometrie che compongono l’insieme sono degli strumenti per avviare una ricognizione immaginifica del reale, degli stimoli per far affiorare le cose che stanno nella

memoria di chi guarda. L’autoritratto dell’artista così come la visione-identificazione dei fruitori risulta così in continua ridefinizione.

Le forme, le memorie sottese all’intera installazione sono scelte dall’artista e sono frutto di un“ distillato” della realtà. Grazie alla libertà che scaturisce dal rigore del lavoro - scrive Letizia Ragaglia nel testo in catalogo - alle pareti e nello spazio della galleria si compie un auspicio già così caro a Calvino e sempre perseguito dall’artista romano: riconferire potere alle immagini e all’immaginazione

La mostra di Marco Tirelli alla galleria Antonella Cattani è inserita nel programma di MANIFESTA 7.

 

16 maggio 2008 - 29 agosto 2008

 

Catalogo della mostra con testi a cura di Letizia Ragaglia

DEU

 

Die Ausstellung von M. Tirelli ist im Program von MANIFESTA 7 – PARALLEL EVENTS.

Das eigens für den Ausstellungsraum der Galerie Antonella Cattani contemporary art, von Marco Tirelli, konzipierte Werk ist ein zeitgenössischen “Studiolo”, ein Arbeitszimmer, in dem sich Tradition und Kunstgeschichte mit gegenwärtger Sensibilität verbinden, um die Welt nie absolut, sondern immer mit Hilfe von Querverweisen, Echoes und Spiegelungen zu begreifen.

 

Die in einer einzigen Farbe ausgemalte Galerie präsentiert sich wie eine magische Schachtel, in der die Kohlenzeichnungen und Gouachemalereien dahinschweben. Der rote Hintergrund ist der physische, aber auch mentale Raum, und die darin eingefügten Werke lassen konkret und metaphorisch die Welt des Künstlers hervortreten.

Marco Tirelli entwirft diese Installation wie ein Selbstporträit, in dem sich physische und mentale Formen mischen, gerade so wie in den Studiolos des Humanismus.

Die Arbeitsraeume der verschiedenen Renaissancefürsten haben nach un nach die Gestalt geistiger Orte angenommen, in denen sich eine Art Transfer zwischen den an den Wänden ausgestellten Objekten un der Person, die sich normalerweise im Raum aufhielt, ergab. Alles hatte den Anschein einer ganz persönlichen Kreation, eines intimen Ortes, in dem einzelne, sorgfältig ausgewälte Gegenstände als Träger eines “Begrffes” fungierten.Von den Objekten an den Wänden konnte man auf die Identität des Benützers schliessen.

Mit dem Wesen dieses ganz persönlichen, direkten Zusammenhang zwischen dem Hauptrezipient und dem Studiolospielt auch die konzeptuelle Zweideutigkeit, die Marco Tirelli hier inszeniert.

An den Wänden, die die Zeichnungen aufnehmen, entsteht ein Bild-Ort ohne eigenes Zentrum: Jede Arbeit verweist auf eine andere und verändert sich durch die Anschauung der folgenden.

Die Geometrien, die das Ganze bestimmen, sind nur Mittel zu einer bildschoepferischen Erkundung des Realen, sie sind Impulse, mit denen Dinge an die Oberfläche geholt warden können, die bereits im Gedächtnis des Betrachters befinden.

Die Formen und Erinnerungen, die der ganzen Installation zugrunde liegen, sind zwar vom Künstler erwählt, aber Frucht eines “Destillats” der Realität.

 

Dank der Freiheit, die der Rigorosität dieser Arbeit entspringt,- schreibt Letizia Ragaglia im Text des Katalog – wird an den Wänden und im Raum der Galerie ein Vorsatz in die Tat umgesetzt, der bereits Calvino lieb und vom römischen Künstler seit jeher angestrebt wird: den Bildern und der Vorstellungskraft erneut zur Macht zu verhelfen.