CARLO BERNARDINI

 

 

 

“Gli aspetti non visibili in un luogo ridisegnato dalla luce, approssimandoci alla lettura del vuoto attraverso nuove coordinate che plasmano l’ambiente, possono lasciarci avvertire la presenza di quelle dimensioni invisibili che sfuggono alla nostra conoscenza”.
(Credito fotografico, Roberto Spadafora)

 

 

Carlo Bernardini - Life, live 2020
Simulazione d’immagine “Una linea di luce” 2020
Laser, acciaio inox, a dimensione ambiente

 

 

 

JULIA BORNEFELD

 

 

 

In questo tempo, il mio atelier con le sue pareti rivestite da un foglio di plastica bianca, assomiglia più ad uno studio medico nel quale, da circa due mesi, elaboro con il mio linguaggio impressioni ed effetti dell’epidemia. Gli effetti della pandemia si riflettono nei miei lavori. Dipinti ed oggetti mostrano strutture e forme simili al virus mentre le fotografie, nate da una performance evidenziano, attraverso simboli, situazioni che appartengono all’attuale quotidianità; è il caso del “Cigno nero”: la sua apparizione porta con sé un’evento speciale, in questo caso la pandemia. Contemporaneamente ho “riavvicinato” i miei familiari, ormai lontani da tempo, ritraendoli come mostra il dipinto con il volto di mio figlio, nell’immagine da studio.

 

 

Julia Bornefeld - Life, live 2020
“Il cigno nero”, fotografia da performance

 

 

 

VERONIKA DIRNHOFER

 

 

 

art is a guaranty for sanity - Louise Bourgois
“in questi giorni tristi, incerti e difficili ho compreso ancora meglio quanto significhi per me il lavoro d’artista: è un fare pieno di speranza, dedicato alla vita. Fare arte, guardare l’arte, sperimentare l’arte, sono tutte esperienze sensuali, emotive e fisiche - l’arte è vita.

 

 

Veronika Dirnhofer - Life, live 2020
“Wirt und Gast”, collage su tela 200 x 150 cm

 

 

 

PAOLO RADI

 

 

 

“La natura umana è sociale, non vive più l’illusione dell’incontro, guarda l’orizzonte. Il nostro è il tempo dell’attesa. Solo il disegno del pensiero resta elemento costante e ponte verso il futuro”.

 

 

Paolo Radi - Life, live 2020
“Carta in quarantena. Il disegno del pensiero”, tecnica mista su carta, 56 x 38 cm

 

 

 

ANTONELLA ZAZZERA

 

 

 

“I miei lavori ed io siamo un’unica cosa. Quello che provo, che sono e che mi accade giornalmente si riflette totalmente nelle opere, sulla loro superficie ed in profondità, nella loro interezza. L’opera d’arte è l’artista”. (Credito fotografico, Melina Mulas)

 

 

Antonella Zazzera - Life, live 2020
Progetto: disegno, elementi in filo di rame

 

 

NATALY MAIER

 

 

 

“In tempo di Covid-19 ci mancano tante cose e ci rendiamo conto che l’arte fa parte dei “viveri” che scarseggiano. L’ opera d’ arte è fonte di gioia e di riflessione, che si trasmette nell’istante del guardare. Beato chi l’ha davanti a sé”. “Il colore è il luogo dove il cervello incontra l’universo” (Paul Cezanne)

 

 

Nataly Maier - Life, live 2020
“Miele”, dittico, tempera all’uovo su tela, 65 x 30 cm

 

 

 

JULIA KRAHN

 

 

 

“Credo che bellezza sia lo sguardo del cuore.
Credo che all’ascolto serva il silenzio assoluto.
Credo che alla felicità serva un amico.
Credo che a Dio serva l’uomo.
A me serve l’Arte”.

 

 

Julia Krahn - Life, live 2020
“La solitudine”, argilla, legno, fotografia 01/2020

 

 

 

ANGELA GLAJCAR

 

 

 

“Sembrava che la vita fuori si fosse fermata ed ora il mondo pare lentamente risvegliarsi. Vivo il mio atelier come un’oasi. E’ qui che tutto avviene e la pace conquistata lascia spazio a quei lavori e progetti che altrimenti avrebbero dovuto attendere. Dal momento che le mostre e le fiere sono state cancellate, ci si può dedicare a progetti che non sono finalizzati. Proprio per questi progetti ho bisogno di più concentrazione e questo è il tempo migliore. Siamo tutti consapevoli che ciò che prima ci appariva come impossibile, ora è possibile. Spero pertanto che, superata questa crisi, tutti possano riprendere con più fantasia ed élan nuovi progetti, prima ritenuti impossibili”.

 

 

Angela Glajcar - Life, live 2020
“Terforationsbloc”, carta lavorata, 38 x 97 x 5 cm

 

 

 

GIANNI DESSI’

 

 

 

“Ho cominciato come tutti il mio tempo sospeso. Noi dentro, il fuori è un’incognita. Le cose peggiorano. Ho appena fatto in tempo a comprare un po’ di materiali per averli sottomano… non si sa mai… tre colori, anzi uno, giallo più bianco e nero. … mai stato così in compagnia ora che sono solo con la mia famiglia. Cesare il nostro cane è il mio lasciapassare per il fuori. La città, Roma è deserta. Solo altri cani che portano a passeggio i loro padroni. Mai la forma si è presa tutto il contenuto come ora. L’architettura del centro città domina e gareggia in bellezza con il cielo e la primavera. Ad ogni giorno che passa l’aria si fa sempre più nitida, pulita e il verde si affaccia, manifestandosi in pieno colore, negli interstizi delle pietre dei monumenti, dei palazzi e in quelli, disegnati a rete, dei sanpietrini. La natura riprende campo. E noi? dove siamo? Riempiamo il dentro delle nostre case, consegnati nelle frontiere chiuse dalle nostre porte, ma non salvi per questo. Le uniche possibilità che abbiamo, forse, sono quelle date dall’interrogare i limiti che non ci siamo posti, dall’irresponsabilità delle nostre scelte, dalla nostra assenza di spirito nel fare quello che ogni giorno siamo chiamati a fare: esserci nella pienezza del nostro essere ‘sensibile’ a quanto ci circonda fuori, nel rumore del mondo, nelle sue infinite rappresentazioni e illusioni mediatiche e non, spesso unico oggetto della chiacchiera politica. E allora noi dove stiamo? A cosa chiama l’arte? All’impegno, al fare per dire, a prendere su di sé la responsabilità dell’esserci, sfidando spesso l’insensatezza, per una cura del presente che ci riconsegni alle cose del mondo sapendo anche che tra dire e fare c’è molto e l’approdo non è scontato. Abbiamo con noi, nel nostro dentro come nel nostro fuori, la storia che ci lega al tempo, che ci lascia intravedere possibilità ulteriori nella pratica dell’oggi, nello sforzo del progetto creativo, del costruire e disegnare futuro. Lì c’è l’arte, lì gli artisti… senza ignorare che c’è una ‘natura’ delle cose che cerca verità, che forse è il solo discrimine che rende l’arte autentica, non solo rito mondano, non un giacimento perché semplicemente lei non giace e non un passa-tempo perché il tempo lo chiama davvero a viverlo, ri-creandoci”.

 

 

Gianni Dessì - Life, live 2020
“In quadro”, olio su tela e tempera su muro, 80 x 100 cm

 

 

 

ELEONORA CUMER

 

 

 

“Pareti che ci circondano e limitano il campo visivo: una finestra, una porta o un foglio bianco che ci danno la possibilità di vedere oltre ed evadere. Vedere oltre. Chiudere gli occhi, lasciar scorrere le immagini tracciando segni per generare nuovi mondi”.

 

 

Eleonora Cumer - Life, live 2020
Cartoncino bianco Hahnemühle, stampa su cartoncino e stoffa,
filo, ceralacca e piombo, 35 x 53 cm

 

 

 

PAOLO BUZZI

 

 

 

“Alcuni passaggi cruciali della vita hanno bisogno di essere accompagnati da una riorganizzazione dei luoghi in cui si abita. Nonostante i cambiamenti si rinnova la necessità di fare ciò che è stato “solito” per noi, incontrarsi, conoscersi e ritornare a condividere spazi e esperienze significative, nuove idee e intuizioni, per questo continuo a credere che l’arte forse non ci cambierà la vita ma sicuramente ci aiuta a viverla meglio”.

 

 

Paolo Buzzi - Life, live 2020
“Lunar white”, elemento in terracotta, resina, smalto e altri materiali, H 118 diam. 55 cm, acrilico su tela 152 x 115 x 6 cm

 

 

 

MARTIN POHL

 

 

 

“Forse quest’estate non si potrà raggiungere il mare…,
ecco allora le mie onde in una stanza”.

 

 

Martin Pohl - Life,live 2020
“Imaginäre Wellen”, tecnica mista su tela, 120 x 120 cm

 

 

 

EMANUELA FIORELLI 

 

 

 

Una poesia di Claudio Zanini, dedicata al mio lavoro.

Delicate macchine celibi (per la percezione)

È delicato meccanismo
d’ineffabili enigmi
e musica segreta,
la morbida macchina
d’annodati fili e tesi
entro incorporea vibrazione

Docile gabbia simmetrica
di squilibrio senza peso
simulante illusorio cosmo
che, in questo artificio,
incanta chi lo guarda
e lo irretisce, seducente.

Claudio Zanini 2020

 

 

Emanuela Fiorelli - Life, live 2020
filo elastico, 40 x 60 x 11 cm

 

 

 

SERGIO CAMIN

 

 

 

Ma che cosa è il “salutare spaesamento” di cui parlava Breton? Riguarda anche noi umani o funziona solo per gli oggetti? Forse ci riguarda solo quando guardiamo gli oggetti spaesati, quando guardiamo o creiamo (l’artista?) il loro spaesamento. Il nostro non è mai “salutare”, ma più facilmente causa o sintomo di malattia. Un armadio nel bosco tendenzialmente si spaesa bene, noi invece riusciamo a spaesarci male persino se costretti a stare al nostro posto, a casa. Siamo diversi dagli oggetti che spesso liberiamo dalle loro costrizioni e viviamo male le nostre. Eppure questi sono tempi di “salutare costrizione”

 

 

Sergio Camin - Life, live 2020
Acquerello su carta, 87 x 57 cm

 

 

 

SEAN SHANAHAN

 

 

 

If you are falling off a cliff, I will not comment on the colour of your tie.
(Sean Shanahan)

Quelle note fisse ora risuonano nei colori-monolito di Shanahan, per i quali si potrebbe dire, come dice Jeanne Hersch della musica, che non hanno estensione: anche per loro «l'inizio e la fine sono necessari, ma è solo una concessione fatta alla vita, perché, nel tempo del dopo, ritroveremo il tempo del prima, quello degli impegni sospesi». La loro presenza, afferrabile solo da una visione incarnata, esprime un presente analogo a quello «vissuto nella musica» di cui parla la Hersch: «questo presente che misteriosamente dura, senza annullare tuttavia il contrasto tra passato e futuro, è nel vissuto umano ciò che più evoca una miniatura d'eternità». I colori-monolito di Shanahan abitano luoghi, più che tempi. Invece che “miniature d'eternità”, potremmo chiamarli “miniature d'infinito”, come suggerisce un altro dei suoi aforismi: «Io sono in un oceano infinito di colore. Ho l'oceano tutto attorno e ne prendo un po' nel palmo della mano: è sempre oceano, ma ora non è più infinito».
(Luigi Bonfante)

 

 

Sean Shanahan - Life, live 2020
“Untitled” olio su MDF, 100 x 100 x 3 cm

 

 

 

HERMANN JOSEF RUNGGALDIER

 

 

 

“Il fascino della natura mi accompagna sempre più forte in questo periodo, specialmente le sue forme meno appariscenti come le radici o i piccoli frammenti di legno, lavorati dalle formiche o incisi dal bostrico. Contemporaneamente mi appassiona lo studio del rapporto tra le persone, i contatti sociali, la tensione e le difficoltà nelle relazioni, come pure il dialogo. Di ciò cercano di farsi portavoce le mie sculture”.

 

 

Hermann Josef Runggaldier - Life, live 2020
“Family life”, legno di tiglio, acrilico, plexiglass 97 x 57,5 cm

 

 

 

JORGE FUEMBUENA

 

 

 

Non scatto fotografie per decrivere la realtà ma perché cerco di scoprirla. Lo spazio inizia quando guardiamo oltre a dove siamo, oltre noi. Ciò che mi interessa da sempre è la nozione di paradosso. Sono sempre stato più interessato a come costruiamo la realtà che alla realtà stessa. La fotografia mi permette di chiedermi molto su ciò che è reale e cosa non lo è. Noi artisti cerchiamo una lingua e questo ha a che fare con la ricerca di un modo per formulare (in questo senso, un modo di formalizzare) ciò che viene detto. Penso che il “come” sia generalmente più importante del cosa, poiché indica una posizione verso il mondo; da dove fotografo, qual è il mio rapporto con la fotografia. Penso che la fotografia mostri l'aspetto delle cose ma non le traduca, parla invece di idee, strati semantici di significato che aggiungiamo. Condivido le domande, l'incertezza. La fotografia mi permette di interagire con gli altri e con il mondo. Uso la fotografia come strumento per riflettere sulla natura dell'essere sociale e individuale - ci aiuta a costruire una visione di chi siamo. La mia volontà è trovare corrispondenze emotive, generare orizzontalità con il mondo che viene fotografato e, come dice Serge Tisseron, avere un'assimilazione psichica del mondo.

 

 

Jorge Fuembuena - Life, live 2020
“The wall”, fotografia

 

 

 

GIOVANNI FRANGI

 

 

 

Mi sono organizzato da subito e appena è scattato il lock down ho recuperato nel mio studio di via Spartaco del materiale necessario per lavorare da casa. Ho trasformato una stanza in studio e ho cominciato un lavoro maniacale con delle carte tutte grandi uguali o nere o bianche Hanemhule,la carta tedesca che uso da sempre. Ogni giorno ne facevo una, o anche tre o quattro, tutte ispirate a una orchidea. Vorrei arrivare a farne 99 che ho sempre pensato fosse un buon numero, cosi io organizzo il presente pensando al futuro con una mostra che faccia il Giro d'Italia.

 

 

Giovanni Frangi - Life, live 2020
“Orchidee”, pastelli a olio su carta nera, 35 x 45 cm