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L'arte concepita da Giuseppe Spagnulo è fatta venire al mondo con il fuoco...

 

Il fuoco, dunque, di cui Spagnulo conosce bene l'idioma e la proteiforme instabilità, è l'entità con cui egli opera ancora oggi sui metalli - scrive Bruno Corà - nel testo del catalogo, edito in occasione della personale dell'artista alla galleria Antonella Cattani contemporary art di Bolzano.

 

A ciò si riferisce il titolo della mostra e più precisamente a quell'atto dello spezzare con la fiamma ossidrica grossi spessori di materia acciaiosa, penetrando nello spessore del metello secondo profondità variabili in stretta relazione con un'idea che ogni volume suggerisce.

In questa pratica riconosciamo l'elemento gestuale ma anche linguistico più vistoso ed efficace messo in atto da Spagnulo sin dal 1968.

 

Una dichiarazione, rilasciata dall'artista ancora nel '67, è il fondamento di questa mostra per la quale sono state realizzate e selezionate le opere in base alla quantità di spazio che ogni forma riesce a mettere in movimento.

La mostra è così composta da dieci sculture e da dieci opere su carta. Libro, Ferro spezzato e Labbra sono sculture di grande dimensione che, pur dominando lo spazio espositivo, conferiscono energia alle opere circostanti. Di altra dimensione ma di eguale forza espressiva sono le altre sculture come Cubo in cubo; quest'ultima caratterizzata da una slabbratura profonda e una divaricazione in due parti del blocco d'acciaio ove circola aria a suggerire ai sensi l'imponderabile entità di un respiro.

 

Le opere su carta sono caratterizzate da una gestualità libera e istintiva ed esprimono, anche per i materiali impiegati - l'ossido di ferro, la sabbia di vulcano ed il carbone -una forte fisicità. Nella scultura, come sulla carta, l'azione dell'artista si risolve in un corpo a corpo con la materia.

 

9 novembre 2007 - 10 gennaio 2008

 

Catalogo della mostra, testo a cura di Bruno Corà

 

DEU

 

Das Feuer, dessen Sprache und proteische Instabilität genau kennt, ist dasWesen, mit dessen Hilfe er heute noch die Metalle bearbeitet. Der Anlass dieser Ausstellung, ist günstig, um eine Reihe von 1977 bis heute entstandener Stahlarbeiten in ihrer paradigmatischen Vielfalt zu betrachten.

 

Der Akt des Aufbrechens dickwandiger Stahlmaterie mit Hilfe der Flamme ist sicher das auffälligste, effektivollste, ebenso gestische wie linguistische Element, das Spagnulo seit 1968 eingesetzt hat. Dieser Gestus hat Spagnulo erlaubt, sich eine so essentielle lexikalische Vorgehensweise in der Raumkonzeption zuzulegen, dass diese ihn befähige, jede zukünftige plastische Absicht zu formulieren.

 

Durch die Kunstgriffe, denen Spagnulo seine Formen unterzieht, ist die Ausdruckskraft dieser Brüche unmittelbar zu wahrer Schönheit aufgestiegen, da er durch minimale Veränderungen der Flächen oder Massenverlagerungender Körper neue Gleichgewichte und Achsenverschiebungen erreicht, die das Gewicht für unsere Wahrnehmung stärker betonen.

 

Spagnulos Zerbrochene Eisen sind in diesem Sinne keine gegenständlichen Realitäten, die ein thematisches Sujet beinhaten würden, sondern eher Variationen eines einzigen Raumkonzepts, das Formen, ausgehend von der Bewegung, durch Zerbrechen und Biegen eingeprägt wird.

 

So sind Spagnulos eigene Worte, mit denen er definiert, was das Feuer seinen Werken einschreibt: das Feuer kann man bloss durch die Zeichen vorführen, die es auf und in den Metalen hinterlässt, Zeichen von verschwommenen Farben, die darauf stehen bleiben wie Pinselstriche. Wenn das glühende Eisen abgekühlt ist. erkennen wir, dass immer etwas vom Feuer in ihm zurück bleibt.