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L’esposizione personale di Gianni Dessì, allestita alla Galleria Antonella Cattani contemporary art a Bolzano, è caratterizzata da un face to face tra l’artista ed uno dei protagonisti più insigni della poesia di inizio XX° secolo: Ezra Pound.

Al centro della mostra, che presenta un nuovo ciclo di opere su tela, è infatti TU X TU, un lavoro di grande dimensione in cui scultura (un impasto di resina colorata e fibra d’agave), pittura ed installazione si intrecciano a delineare i caratteri fisiognomici del grande poeta a cui è dedicata.
E’ un faccia a faccia che l’artista romano instaura con lo spazio della galleria, con le materie della pittura e della scultura e con il ricordo di una immagine del poeta che così appariva in una edizione dei Canti Pisani sul finire degli anni Settanta;

Pensare e presentare una mostra a Bolzano, città nelle cui immediate vicinanze Ezra Pound trascorse una parte degli anni della sua vecchiaia, ha dato così a Gianni Dessì lo spunto per ripensare agli anni d’avvio del suo percorso d’artista, quando appena ventenne incontrò per la prima volta l’opera del poeta americano.
TU X TU , il titolo che l’artista ha scelto per questa mostra, rivela così il desiderio di un confronto con se stesso, con la propia opera, con la propia storia e, di conseguenza, con tutto ciò che di questa, nel tempo, è stato nutrimento e ispirazione.

“Un’ immagine è ciò che presenta un complesso intellettuale ed emotivo in un istante di tempo” ha scritto Ezra Pound. E’ proprio in questa ricerca di una parola/immagine che sia una appari- zione, un attimo in cui la realtà si rivela in una forma essenziale che Dessì rintraccia una conso- nanza importante con il pensiero del poeta.
I dipinti realizzati per questa mostra sembrano voler tradurre questo pensiero, affidato dall’artista a simboli - immagine che vivono anche dell’emotività del colore.

 

14 maggio 2010 - 30 giugno 2010

 

Catalogo della mostra. Testi a cura di Mary de Rachewiltz e Paola Bonani

DEU

 

Antonella Cattanis Einladung, in Bozen eine Ausstellung zu zeigen, in der Stadt, in deren nächster Nähe Ezra Pound einen Teil seiner Altersjahre verbrachte, hat Gianni Dessì den Anstoß gegeben, an die Anfangsjahre seines künstlerischen Werdegangs zu denken, als er als gerade Zwanzigjähriger zum ersten Mal dem Werk des amerikanischen Dichters begegnete und mit der unsystematischen Gier eines jungen Geistes in seinen Schriften blätterte, um in den festen, klaren Worten eines reifen Mannes Bestätigungen zu suchen.

 

Tu x Tu, der Titel, den der Künstler fur diese Ausstellung gewählt hat, offenbart daher den Wunsch, sich mit sich selbst auseinander zu setzen, mit dem eigenen Werk, der eigenen Geschichte und folglich mit all dem, was im Lauf der Zeit zu dieser beigetragen hat, was Halt und Inspiration bedeutete.

 

Zwei Porträts bezeichnen idealer Weise den zeitlichen Umfang dieser Ausstellung: Riflessi (questo sono io), eine Arbeit auf Papier von 1978, und die eigens zu diesem Anlass geschaffene große Harz-Skulptur mit Pounds Antlitz.

Diese beiden in Technik und Ausdrucksweise scheinbar so unähnlichen Werke präsentieren sich als Ausgangspunkt und Endstation eines intensiven, konsequenten individuellen Werdegangs, der sich wiederholt und unterschiedlich mit dem Thema des Gesichts beschäftigt hat: zuerst im Sinn eines idealen Ortes außerhalb des Werkes, von dem jeder mögliche Blick auf die Realität und das Werk selbst ausgeht; dann, in den letzten Jahren, ausdrücklich in das Werk selbst einbezogen. 

„Ein ‚Bild’ ist das, was einen intellektuellen und emotionalen Komplex in einem bestimmten Moment darstellt“, hat Ezra Pound geschrieben.

Darin ist in jenen Jahren die erste und wichtigste Übereinstimmung Dessìs mit dem Denken des Dichters ausfindig zu machen: In der Suche nach einem Wort/Bild, das eine Erscheinung abgeben könnte, einen Augenblick, in dem die Realität sich in einer essentiellen Form offenbart, das jedoch zugleich auch die Beziehungen/Aktionen aufweist, die diese hervorgebracht haben.

 

Ein „Bild“, dessen Charakteristiken Pound vor allem in den Ideogrammen der asiatischen Schrift wieder erkannte, als er um Mitte des ersten Jahrzehnts Ernest Fenollosas Werk zu studieren begann.